Il Retablo della Madonna del latte

Il Retablo della Madonna del latte


Il Retablo di Villamar venne commissionato da don Salvatore Aymerich III per una grazia ricevuta: la nascita del figlio Giacomo.

Aveva commissionato il Retablo al pittore Pietro Cavaro, figlio d’arte di una famiglia cagliaritana, che aveva bottega nel quartiere di Stampace.

L’aveva dedicato alla Madonna del latte, onorata nell’iconografia delle Madonne della tenerezza, il cui culto era di origine copta, passato successivamente ai Bizantini.

Il presbiterio venne così abbellito da una serie di immagini sacre unite che si elevano come un invito alla preghiera, ed hanno la stessa funzione delle icone sparse nel presbiterio delle chiese bizantine.

Altra osservazione: i santi raffigurati nel Retablo di Pietro Cavaro sono venerati nel menologio bizantino.

Il paese di Villamar ha sempre avuto un forte legame verso il Retablo di Pietro Cavaro, al punto che, quando venne dichiarato monumento nazionale e si propose lo spostamento a Cagliari per il restauro, la popolazione insorse per convincere don Tronci a non far rimuovere la pala per non correre il rischio di vedersi espropriati di un così grande dono.

Dopo la riforma di Lutero e il concilio di Trento, la chiesa cercò di rinnovarsi anche nell’arte e nell’architettura con stucchi dorati e sculture barocche, allo scopo di avvicinare maggiormente la gente alla vita ecclesiastica. In questo rinnovamento entra anche l’uso del marmo nell’edificazione di altari, balaustre e fonti battesimali. Villamar si adegua a questo cambiamento e nel 1629 sostituisce il Retablo con un altare in marmo. Per fortuna persone autorevoli ritennero opportuno collocare il Retablo dietro l’altare e metterlo in sicurezza.

I fedeli tuttavia non scordarono mai l’antica devozione verso la Madonna “de su latti druci “, che le donne pregavano inginocchiandosi in terra e supplicando grazie.

Il Retablo rimase oltre due secoli in questa collocazione, fino al 1989, quando era parroco don Sergio Manunza.

In quell’anno la Sovrintendenza si prese cura tramite Giovanni Zanzu del restauro dell’opera. L’incarico venne dato a un’equipe di Firenze guidata da Paola Bracco. I lavori di restauro vennero fatti a Villamar, nella chiesa di San Giuseppe nel tempo di un intero anno. Nel 2000, dopo il restauro, il Retablo venne portato per la mostra dei Retabli della Sardegna nella chiesa di San Domenico. Dopo la mostra la sovrintendenza collocò il Retablo nella posizione originaria del 1518; dopo qualche tempo varie autorità proposero di riportarlo dietro l’altare, però dopo diciannove anni, grazie al cielo, ancora possiamo ammirare il nostro Retablo nella giusta collocazione, così come il conte Salvatore Aymerich III e Pietro Cavaro l’avevano concepito.