Inverno in Marmilla

Inverno in Marmilla


L’inverno era ormai alle porte.
La terra arata e seminata invocava la pioggia. Soffiava il vento di tramontana.
Poi il cielo diventava di piombo, le nuvole si addensavano…un fulmine…un tuono. Ed ecco venir giù la prima pioggia.
I campi se la bevevano come un rosolio dolce, e diventavano più scuri.
La pioggia scuoteva le ultime rose, e i loro petali, sospinti dal vento, si sparpagliavano nel cortile di casa. Ma i rami dei due alberi di lillà di zia Angelina diventavano turgidi e dalle estremità in boccio nascevano le prime foglie, di un verde nuovo, un verdolino chiaro. Le calle e le ortiche rinnovavano con un verdone scuro la loro veste e l’erba scodellina faceva capolino dalle crepe umide dei muri, sopra un centrino di muschio.
Non era ancora giunto l’inverno e la vita si sprigionava già dalla cruda terra. Quando tornava il sereno, tutto pareva rinato. Al mattino nei campi i vapori salivano in alto e sembravano stendere bianchi tendaggi dal cielo alla terra.
Il fiume scorreva ingrossato portando con sé i suoi retaggi: limoni strappati dagli orti, fuscelli ed anche cespugli. E tornava la vita ed era come rimettere in moto qualcosa, un ricominciare…Germogliava il grano.